Neophron percnopterus | |||
| Stato di conservazione | |||
| Classificazione scientifica | |||
| Dominio | Eukaryota | ||
| Regno | Animalia | ||
| Sottoregno | Eumetazoa | ||
| Superphylum | Deuterostomia | ||
| Phylum | Chordata | ||
| Subphylum | Vertebrata | ||
| Superclasse | Tetrapoda | ||
| Classe | Aves | ||
| Ordine | Accipitriformes | ||
| Famiglia | Accipitridae | ||
| Sottofamiglia | Aegypiinae | ||
| Genere | Neophron | ||
| Specie | N. percnopterus | ||
| Nomenclatura binomiale | |||
| Neophron percnopterus Linnaus, 1758 | |||
Indice[nascondi] |
I capovaccai vivono in comunità, anche se in piccoli gruppi. Li si vede spesso anche solo in coppia nella savana. Sono spesso gli ultimi che riescono a godere della carne delle carogne.
Covano sulle rupi e sugli scogli sulle alture più disparate, in anfratti o caverne o sotto protuberanze di roccia per proteggersi dagli agenti atmosferici. I nidi sono di dimensioni spropositate per la dimensione dell'uccello e hanno un aspetto disordinato, perché rifiuti umani possono venire intrecciati tra gli sterpi che lo costituiscono insieme ad ossa, carta e materiali di scarto. Resti di carogne sono accumulati nel nido fino alla decomposizione.
La coppia di uova bianche screziate di marrone, sono covate dalla coppia per 42 giorni. I giovani esemplari cominceranno a volare entro 80 giorni.
Alla base della dieta del capovaccaio si trovano le carogne di ogni animale, anche di piccoli animali come rettili, pesci, insetti e altriinvertebrati; consumata è anche la frutta, tuttavia, almeno durante il periodo riproduttivo nelle aree di svernamento, una grossa parte della sua alimentazione è legata alla presenza nel territorio del bestiame ovi-caprino. Talvolta i capovaccai cercano qualcosa di commestibile tra l'immondizia, non disdegnando gli escrementi. Questi avvoltoi, nei quartieri di svernamento africani, non temono in alcun modo l'uomo, ed in molti villaggi africani, arrivando a posarsi sui tetti delle capanne o sugli alberi nel bel mezzo dei villaggi. Invece nel periodo riproduttivo, nelle aree di riproduzione extra africane, si mostrano molto elusivi e insofferenti alla presenza umana nei pressi del sito di nidificazione.
Una peculiarità di questi uccelli è il consumo delle uova di struzzo: per rompere il duro guscio di tali uova, questi volatili utilizzano pietre del peso di circa 50 g, ma sono stati visti impiegare anche pietre del peso di 500 g. Le pietre sono rinvenute anche ad una certa distanza dalle uova, dopo averle trovate, i capovaccai raggiungono in volo l'uovo, tenendo la pietra nel becco, e colpiscono l'uovo con la pietra fino a romperne il guscio. Se la pietra dovesse rivelarsi troppo leggera, il capovaccaio ne cercherà una più grossa. Questo comportamento è un significativo esempio di utilizzo di utensili da parte di animali. Il contenuto dell'uovo, sia esso liquido, o un embrione già formato, viene consumato sul posto.
È specie particolarmente protetta ai sensi della Legge 157/1992[1]; inoltre la direttiva europea 2009/147/CE (uccelli)[2] lo include fra le specie di uccelli viventi allo stato selvatico da proteggere. Questo rapace è molto raro e questo rappresenta un problema, perché non sono affatto nocivi, ma molto utili. Una delle principali cause è la minaccia chimica, che per gli inquinamenti operati nei vari ecosistemi dall'uso intensivo di insetticidi,pesticidi, diserbanti, rodenticidi, comporta conseguenze disastrose su molte specie anche di Falconiformi, compromettendone in vario modo la riproduzione o inducendo comunque turbe più o meno letali. Altre cause rimangono il bracconaggio, la cattura dei nidiacei, il disboscamento e gliincendi. In area sudmediterranea uno dei maggiori problemi per la sua sopravvivenza è costituito dalle trasformazioni ambientali, che negli ultimi anni hanno portato alla rarefazione delle pseudosteppiche cerealicole ed alla drammatica diminuzione della pastorizia brada, con conseguenze significative sullo stato di conservazione di questo rapace (Di Vittorio 2007, Sarà, Grenci e Di Vittorio 2009).
Il capovaccaio è diffuso in tutta l'Africa, in parte dell'Asia e dell'Europa, soprattutto in area mediterranea, Italia compresa, nelle Isole di Capoverde e nelle Canarie. In Italia è presente in Sicilia e qualche esemplare viene segnalato in Calabria, Basilicata e Puglia. In tutta la penisola si contano meno di 15 coppie.
Alberi disseccati e savana, evitando unicamente le zone desertiche e la foresta pluviale.
Nessun commento:
Posta un commento