VENEZIA ANTICA - NEL RIO MAGGIORE O NEL GRIGIO MARE EMERGO IN GLORIA

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martedì 2 dicembre 2008

Fantascienza

Le strade morte di William Burroughs Immagine di Strade morte
Il secondo capitolo della trilogia Le città della notte mescola fantascienza, il western e la fascinazione gay.
In libreria da qualche settimana un romanzo scritto da un autore che si può definire il “nume tutelare” di quella generazione perduta conosciuta come Beat Generation. Parliamo di William Seward Burroughs e del suo romanzo Strade Morte (The Place of Dead Roads, 1983).
In questo romanzo l’autore, con il suo inimitabile stile visionario, miscela molto bene tre elementi come la fantascienza, il western e la fascinazione gay in un unico e interessante motivo. Già nel precedente romanzo della trilogia, Le città della notte rossa aveva narrato la storia di un pirata, il Capitano Mission già un secolo prima della rivoluzione francese parlava di uguaglianza, abolizione della tortura, della schiavitù e della pena di morte fondando nel Madagascar una colonia chiamata Libertatia e, partendo da questi avvenimenti che si svolgono nel diciottesimo secolo e in parte in un futuro non lontano descrive la storia di cosa sarebbe accaduto nel mondo se presso questa comunità libertaria di pirati, avesse scoperto anzitempo il fucile a cartucce.
In questo secondo romanzo ci narra le avventure di un pistolero sui generis di nome Kim Carsons, che insieme ai suoi sodali è impegnato a salvare la libertà della galassia.

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